Fa molto parlare di sé, nel bene e nel male e usa delle basi innovative rispetto alla “tradizione”. Ha diversi successi, ma anche insuccessi. Cos’è la dieta a zona? Open Eye realizzazione siti web info@open-eye.it
Dimagrire utilizzando la dieta a zona
La dieta a zona è un’invenzione relativamente recente: utilizzata dopo un
attento lavoro di analisi della letteratura medica dal biochimico Barry Sears,
la dieta a zona è basata sull’equilibrio e sulla moderazione degli alimenti. La
dieta a zona è rivoluzionaria nella sua distribuzione degli alimenti, poiché
prevede un apporto di carboidrati ben diverso dalla media delle altre diete,
dovendo coprire il fabbisogno calorico dell’individuo per il 40%. Il restante
60% deve essere soddisfatto, secondo la dieta a zona, da proteine e grassi in
egual misura. Quanto sia il necessario apporto calorico è calcolabile tramite
una formula teorizzata dallo stesso fondatore della dieta a zona, ma non è il
caso di fare calcoli ed approssimazioni artigianali: come tutte le diete, anche
la dieta a zona è uno strumento medico e come tale va trattato, evitando quindi
di occuparsene senza le necessarie competenze. Gli alimenti non devono essere
casuali, ma saranno trattati in dettaglio più avanti.
Lo scopo della dieta a zona, come di molte altre diete, non è tanto di
dimagrire, quanto di mantenere una salute fisica e mentale adeguata. Per fare
questo, la dieta a zona punta molto sul controllo degli ormoni tramite il cibo.
Forse anche per questo motivo, la dieta a zona non è particolarmente efficace
sulle persone particolarmente giovani, specialmente ragazze, anche se nulla
vieta loro di approcciarsi alla dieta a zona e confidare comunque in qualche
buon risultato.
Il motivo per il quale si chiama così risiede nella definizione del temine
“zona”. In generale questa è la denominazione della quantità di farmaco
necessaria affinché questo abbia effetto. I seguaci della dieta a zona
sostengono che il cibo vada trattato esattamente come una medicina e quindi
assunto in dosi, modalità e tempistiche ben precise, accompagnandosi anche ad
una controllata attività fisica e all’importantissima gestione dello stress.
Fondamentale per la buona riuscita della dieta a zona è evitare il picco
glicemico che si verifica dopo ogni pasto, in modo da regolarizzare il
metabolismo ed abituare il corpo a tenere maggiormente sotto controllo zuccheri
di ogni sorta. Per fare questo è anche fondamentale fare diversi piccoli pasti,
circa 5 al giorno, e non rimanere mai a digiuno per più di 5 ore, notte esclusa.
Questo è un punto fondamentale della dieta a zona, senza il quale potrebbe non
avere i risultati prefissi.
I pasti della dieta a zona.
Come detto, i pasti della dieta a zona devono essere circa 5 al giorno, con
particolare rilievo da dare al primo, da consumare entro un’ora dal risveglio e
sufficientemente abbondante da accellerare il metabolismo, tenendolo in un certo
senso allenato. Il principio è sempre quello base della dieta a zona fin dai
suoi primissimi passi: come per la colazione abbondante e da fare subito, i
frequenti pasti servono a tenere in allenamento il metabolismo, in modo da
accelerarlo e renderlo efficiente, controllato e a donare all’individuo una
maggiore elasticità e benessere.
Prima dei pasti, tenendosi sulla scia delle diete precedenti, la dieta a zona
impone un largo consumo di acqua, specialmente prima dei pasti, e, discostandosi
dalle altre diete, uno spuntino subito prima di andare a letto, in modo da
tenere il corpo in allenamento anche durante il sonno.
Impostare la dieta a zona.
La dieta a zona deve essere impostata su formule molto precise, che
permetteranno di capire a quanto equivalgano le singole zone. Per ogni
chilogrammo di massa magra del corpo, bisogna consumare tra 1 e 2 grammi di
proteine al giorno, tenendo anche conto della quantità di attività fisica svolta
da chi affronta la dieta a zona, nonché dal suo obiettivo (dimagrire, mantenere
il peso, aumentare determinate prestazioni atletiche e così via. La dieta a zona
è molto versatile).
Per ogni 7 grammi di proteine, la dieta a zona impone un consumo di 9 grammi dei
carboidrati e 3 grammi di grasso
Per rendere i calcoli più semplici, è stata adottata un’unità di misura standard
per impostare adeguatamente la dieta a zona; questunità di misura, chiamata
“blocco”, si suddivide nei tre elementi principali della dieta a zona: proteine,
carboidrati e grassi. 1 blocco di proteine equivale a 7 grammi; 1 blocco di
carboidrati a 9 grammi e 1 blocco di grasso a circa 3 grammi.
Partendo dalle proteine, è necessario calcolare quanti blocchi servano
all’individuo e non quante calorie e questa è un’altra delle differenze della
dieta a zona rispetto alle altre diete. Una volta capito quanti grammi servono,
si divide l’ammontare per 7, in modo da ottenere il numero di blocchi di
proteine, che faranno da base per la dieta a zona.
Trovato questo numero, lo si divide per il numero di pasti della giornata, in
modo da sapere quanti blocchi e di quale tipo andranno a comporre la corretta
dieta a zona.
cibi della dieta a zona.
Non tutti i cibi sono accettati nella dieta a zona, nonostante possano fornire
carboidrati, proteine e grassi in giusta misura.
Tra i carboidrati sono da evitare bevande alcoliche e zuccherate, da limitare
pane, pasta e succhi di frutta, mentre sono invece considerati ottimi frutta e
verdura (con qualche limitazione), vino rosso (con la debita moderazione) e
l’avena.
Le proteine accettate dalla dieta a zona si trovano nei latticini, pesce, albume
d’uova e carni bianche, molto digeribili; da limitare i tuorli, gli insaccati
(alcuni affettati, se sgrassati, sono accettabili), lae e yogurt.
Per quel che riguarda i grassi, la dieta a zona approva oli e frutta secca in
generale, mentre sconsiglia i grassi saturi e idrogenati in genere.
Le critiche alla dieta a zona.
Essendo giovane, la dieta a zona deve essere ancora perfezionata e trova spesso
delle critiche. Particolare scalpore suscita l’apporto iperproteico, anche se
Sears non condivide questa affermazione, definendola una vera e propria
“demonizzazione delle proteine”.
Altra critica frequente sta nel fatto che la dieta a zona produca un’alta
quantità di acidi, specialmente di chetoni, anche se alcuni esperti affermano
che questi non siano realmente dannosi.
Altri sostengono che le conclusioni tratte da Sears siano fallate da errori
procedurali, o da esagerazioni, notando anche che non ci siano studi diretti
circa l’efficacia della dieta a zona.