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Economia, occupazione e ripresa economica


Euro debole – Cresce la produzione industriale

La moneta unica, ancora traumatizzata dalle vicissitudini finanziare, ha provato, con la chiusura borsistica della settimana che si Ŕ appena conclusa, a scrollarsi dai livelli minimi registrati all’apertura domenicale. Tiene, infatti, le posizioni guadagnate giovedi, sospinte anche dal clima di euforia innescato dai buoni dati macro cinesi, che confermano un’ accelerazione dell’inflazione ai massimi da 19 mesi ed una moderata crescita industriale. Le principali piazze Asia-Pacifico avanzando in territorio positivo per il quinto giorno consecutivo, sospingono e confermano nel continuo della seduta, una discreta intonazione anche delle Borse europee, che dopo un avvio positivo, oscillalo non lontane dal livello di paritÓ, ma facendo ugualmente ben sperare in una stabilizzazione per le valute ad alto rendimento, con qualche prevedibile rischio in concomitanza della chiusura settimanale in vista di prese di profitto concomitanti il weekend.

Trichet – crescita disomogenea

La volatilitÓ che ha caratterizzato la moneta unica, nella settimana passata, Ŕ direttamente identificabile con il nome di Trichet; il Presidente della Bce, intervenuto in merito alla crescita dei paesi facenti parte la zona euro, ha valutato questa come disomogenea e sostenendo il fatto che il mercato monetario in Europa non funziona perfettamente; la frase, dalle implicazioni preoccupanti, e' in relazione non ad un aspetto particolare del funzionamento del mercato monetario, ma al suo aspetto piu' generale, e cioe' ai flussi del credito bancario; in seguito, proseguendo, con le attese di mercati e analisti, l’annuncio di lasciare invariato all’1% il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento. Invariato anche il tasso di rifinanziamento marginale e quello sui depositi a breve termine detenuto per conto degli istituti bancari commerciali. E’ stato inoltre stimata, una revisione al rialzo dell'inflazione per quest'anno e per l'anno venturo. Fra i fattori principali, Trichet ha citato il rialzo dei prezzi dell'energia e nella seconda metÓ di quest'anno affermando che non si possono escludere ulteriori rialzi visto che le turbolenze sui prezzi delle materie prime potrebbero persistere. In ultima istanza, considerate le tensioni sul mercato monetario internazionale, il Presidente della Bce, ha ribadito l’impegno nel garantire la sostenibilitÓ del sistema finanziario europeo, continuando con il programma di acquisizione dei titoli di Stato senza per˛ indicare nÚ la scadenza ne l’ammontare effettivo di tali operazioni.

Impatto macroeconomico – fluttuazioni delle monete

La settimana che si Ŕ appena conclusa Ŕ stata movimentata dalle indicazioni macroeconomiche contrastanti: venerdý le vendite al dettaglio USA, scese inaspettatamente a maggio dell’1,2%, contro il +0,2% atteso; sotto le attese anche il +0,4% messo a segno dalle scorte delle imprese mentre la fiducia dei consumatori misurata dall’UniversitÓ del Michigan di giugno (in versione preliminare) ha registrato un rialzo a 75,5 punti. Nonostante le misure di austeritÓ siano destinate a rallentare la ripresa delle economie del Vecchio continente, dopo Trichet, che ha rivisto le stime di crescita 2010 dell’Eurozona dallo 0,8 all’1%, la debolezza della moneta unica ha portato anche la Bundesbank a rivedere al rialzo il Pil della prima economia europea, passato dall’1,6 all’1,9% nel 2010 e dall’1,2 all’1,4% nel 2011. Euro comunque in risalita fino a toccare la quota di 1.22 per poi viaggiare in area 1.2180. Da segnalare anche il calo della sterlina, che dopo i dati sulla produzione manifatturiera (-0,4% ad aprile) Ŕ scesa fino a 1,4500 contro dollaro (-1,3%) per poi rimbalzare a inizio di seduta asiatica fino a 1.4550; l’Eur/Gbp 0,8305 (+0,8%); perde terreno anche il dollaro australiano, che risulta penalizzato dal +3,1% messo a segno dall’inflazione cinese, visto che le autoritÓ di Pechino ora potrebbero mettere in campo nuove misure per sgonfiare le possibili bolle. Restando in tema di dati macro, buone notizie per il Giappone. Il Pil del primo trimestre Ŕ stato rivisto al rialzo al 5% e la fiducia dei consumatori Ŕ salita a 42,8 punti. Segnali che hanno riportato la fiducia fra gli operatori che hanno venduto yen contro sia Euro che durante la notte ha superato anche quota 112, che contro dollaro che ha sfiorato i 92.

Disoccupazione - crescita industriale

Ad aprile, la produzione industriale segna per il quarto mese consecutivo un incremento, anche se pur modesto, nell’ordine dell’1%, il dato tendenziale segna un +7,8% ed ancora, notizie positive rese note da Confindustria, che stima un’accelerazione a maggio dell’1,8% in un mese. Il dato certo Ŕ che non Ŕ stato ancora assorbito il danno abbattutosi con la tempesta Lehman Brothers sul mercato mondiale ma, considerato il gap del 30% rilevato a gennaio e dell’odierno 18%, si pu˛ cogliere con speranza un trend che pare consolidarsi nel tempo, che sta riassorbendo gradualmente e in maniera decisa le perdite subite. E’ indubbio l’apporto dell’export sulla produzione industriale, il quale trae vigore dalla relativa debolezza dell’euro. L’ottimismo generato da questi primi ma rassicuranti dati, si scontra con una realtÓ, quella della disoccupazione che sta raggiungendo cifre poco entusiasmanti, intaccando anche quel nord-est fiorito che mai prima d’ora aveva sofferto in questo modo. Entusiasmo e pessimismo si mescolano, in questa economia drogata dalla svalutazione della moneta; un’euforia che fa godere di salute le imprese ma che ha il rovescio della medaglia nella svalutazione della moneta, che in un’economia depressa pu˛ sicuramente dare sollievo, ma indebollisce l’euro e di conseguenza, aumento del costo del debito ed infine scoraggiare gli investimenti da parte delle imprese stesse.

Risparmio - la crisi influenza la conformazione dei fondi

La crisi ha svelato e accentuato in tutte le sue problematiche, il nodo del risparmio, in particolare del risparmio gestito, Se, fino ad oggi, le banche han potuto godere di ricche commissioni sul collocamento dei fondi comuni , senza sentire la necessitÓ di programmare e definire una strategia diversificata e di lungo termine, questa crisi ha di fatto costretto i grandi istituti di credito a prendere decisioni di ristrutturazione dei propri asset. Banca Intesa ed Unicredit, hanno rispettivamente l’intenzione di riportare a quotazione borsistica Fideuram e valorizzare Pioneer vagliando partner finanziari adeguati. Negli ultimi 3 anni, l’industria dei fondi comuni si Ŕ contratta di 169 miliardi di patrimonio. Tra le casue, oltre a quella menzionata precedentemente, possono esserci le ostinate strategie finanziarie da parte degli Istituti bancari, nel collocare prodotti strutturati ed obbligazioni bancarie, che hanno fatto migreare flussi finanziari, verso gestori esteri e verso una gestione pi¨ personalizzata, come quella svolta da una figura che va rafforzandosi come quella del promotore finanziario.